MANOVRA & LAVORO/ Le mosse giuste su salari, Rdc e voucher

Articolo di Natale Forlani, pubblicato il 30 dicembre 2022 su “Il Sussidiario.net”

Nella Legge di bilancio ci sono misure che sostengono i salari medio bassi e mosse nella giusta direzione per quel che riguarda il Rdc.

La Legge di bilancio 2023 è stata approvata anche dal Senato e si può dunque fare una valutazione finale dei dispositivi adottati per il sostegno del lavoro. Questi vanno valutati tenendo conto dell’insieme dei provvedimenti messi in campo per calmierare gli effetti dell’aumento dei prezzi delle forniture energetiche sui costi della produzione e sui redditi delle famiglie, sulla scorta di quelli già adottati nel corso del 2022 dal precedente Governo, e che mobilitano circa 21 dei 35 miliardi di euro riservati all’intera manovra di bilancio.

Scelte che hanno consentito di mantenere un tasso di crescita dell’economia italiana decisamente superiore alla media dei Paesi aderenti al G20 e di contrastare una parte significativa delle conseguenze dell’aumento dell’inflazione sul potere di acquisto dei salari. Nella medesima direzione muove anche la decisione di prorogare per tutto il prossimo anno la riduzione del 2% dei contributi previdenziali sui salari fino a 35 mila euro anno introdotta nell’agosto u.s. dal Governo Draghi, potenziata fino al 3% per i salari inferiori ai 20 mila euro con la nuova Legge di bilancio.

Il sostegno alle retribuzioni dei lavoratori dipendenti si completa con il dimezzamento dell’aliquota di prelievo fiscale forfettaria dal 10% al 5% sui premi salariali legati alla produttività fino a 3 mila euro annui stabiliti dalla contrattazione collettiva aziendale e territoriale.

L’insieme degli sgravi fiscali e contributivi offrono un contributo significativo sulle retribuzioni nette, integrativo degli aumenti contrattuali, dei salari medio bassi. Una problematica che rimane aperta per alcuni milioni di lavoratori in attesa del rinnovo dei contratti collettivi, anche se va positivamente sottolineata la recente decisione di anticipare una quota degli aumenti salariali da parte delle rappresentanze datoriali e sindacali dei 3 milioni di lavoratori dei comparti commerciali, del turismo e della ristorazione.

Il confronto in materia dei sostegni ai salari e ai redditi delle famiglie, e di riforma del sistema pensionistico è destinato a proseguire nei prossimi mesi. Giova ricordare che sul tema dell’età flessibile di pensionamento anticipato la Legge di bilancio ha disposto la proroga per il 2023 dei provvedimenti in scadenza a fine anno e l’introduzione della Quota 103 ( 62 anni di età e 41 di anzianità contributiva) in sostituzione della Quota 102.

Gli incentivi per le nuove assunzioni, e per la riconversione dei contratti a tempo indeterminato di quelli a termine vengono concentrati sulla platea dei giovani under 36, delle donne svantaggiate e dei beneficiari del Reddito di cittadinanza con uno sgravio contributivo fino a 8mila euro anno.

Tutte le offerte di lavoro contrattualmente regolari dovranno essere accettate da parte dei beneficiari, pena la perdita del sussidio sin dal primo rifiuto. Un decreto del ministro del Lavoro indicherà le caratteristiche minime di queste proposte di lavoro da ricercare ai percettori del Reddito di cittadinanza.

L’insieme di queste scelte prefigura una positiva separazione delle politiche destinate ai soggetti vulnerabili, ma in grado di rendersi economicamente autosufficienti tramite i percorsi di formazione e lavorativi, rispetto a quelli fragili destinatari dei provvedimenti di natura assistenziale.

La riforma definitiva del Reddito di cittadinanza viene traguardata al 2024. Un appuntamento che nelle intenzioni del Governo in carica dovrebbe essere utilizzato per marcare un cambiamento delle politiche assistenziali che hanno registrato un rilevantissimo assorbimento di risorse pubbliche nell’ultimo decennio.

Gli altri provvedimenti significativi riguardano il potenziamento dell’utilizzo dei voucher per retribuire le prestazioni di lavoro occasionale, ampliati come importo massimale di utilizzo annuale da 5 a 10 mila euro da parte dei lavoratori interessati, cumulabili con altre forme di reddito e di sussidi, ed estesi anche ad alcuni comparti dei servizi destinati alle attività ricreative. È stata introdotta in via sperimentale nel settore agricolo anche un’inedita forma di contratto a termine fino a 45 ore di prestazione nel corso di un anno, riservata ai lavoratori occasionali e stagionali.

Viene estesa a entrambi i genitori la possibilità di usufruire di un ulteriore mese di congedo parentale remunerato con l’80% della retribuzione per le prestazioni di cura dei figli fino a sei anni, già prevista per le madri nel testo originale della proposta di legge.

La platea dei lavoratori che per legge possono richiedere e ottenere il diritto di lavorare con la modalità dello smart working a partire dal primo di gennaio 2023 viene limitata ai soggetti con gravi e comprovate patologie.

I tempi ristretti per la redazione e l’approvazione della nuova Legge di bilancio hanno oggettivamente compresso i margini del confronto tra il Governo e le parti sociali, sostanzialmente rinviato ai primi mesi del prossimo anno, e in parte già calendarizzato per la riforma delle pensioni e delle politiche di sostegno ai salari.

La rinuncia all’introduzione di un salario minimo legale che era nei propositi del precedente Esecutivo segnala un cambio di rotta sulla materia destinato a responsabilizzare le parti sociali sulle scelte da adottare per la contrattazione dei salari . L’aumento esponenziale della spesa pubblica destinata alle pensioni, contenuto in parte con una drastica riduzione della indicizzazione per le pensioni medio alte, non offre grandi margini per trovare soluzioni strutturali che possono essere gradite ai sindacati.

Nel calendario fatica a diventare una priorità il tema degli investimenti sulle risorse umane per rimediare la crescente domanda di lavoro che non trova riscontro nella disponibilità di profili professionali nel mercato del lavoro. Pesa in questo senso l’assenza di un dialogo tra le parti sociali che potrebbe offrire soluzioni costruttive a queste criticità.

Si chiude un anno tutto sommato positivo per l’andamento dell’economia e dell’occupazione, ma le incognite rimangono rilevanti e obbligano tutti gli attori istituzionali e sociali a fare i conti con le variabili internazionali con senso di responsabilità e ragionevolezza.

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