Occorre la volontà di essere solidali nell’attesa della riforma dei Trattati.

da Redazione 

Nella seconda parte del 2021, si sono tenuti importanti vertici internazionali, che hanno sottolineato l’urgenza di dover salvare il pianeta senza perdere ulteriore tempo. L’urgenza è stata il light motive di ognuna di queste riunioni.

Ma cosa comporta tutto ciò nel contesto economico attuale, caratterizzato da squilibri macroeconomici tra Stati, la presenza preponderante di PMI, e soprattutto in un contesto ancora non stabilizzato – anche se in netto miglioramento rispetto la crisi economica e sociale che abbiamo appena affrontato?

Queste sono le domande che sollevano molte perplessità tra i cittadini europei e alle quali da parte delle istituzioni europee e nazionali si attende una risposta concreta e adeguata alle esigenze di tutti i cittadini che – come è presumibile date le profonde divergenze tra Stati membri – sono diverse tra loro.

Nelle due ultime settimane si sono riuniti l’Eurogruppo, il Consiglio Ecofin ed il Consiglio Europeo per fare il punto sull’attuale situazione economica e finanziaria e parlare dei principali temi strategici necessari per il Futuro dell’Europa.

In tutte e tre le riunioni è emersa una valutazione positiva della ripresa economica in atto in Europa, grazie ad un intervento finanziario senza precedenti mai deciso a livello europeo ( NGEU con il relativo Recovery Fund), una sospensione temporanea di alcuni punti del patto di stabilità che ha permesso una maggior flessibilità di intervento agli Stati membri sulle criticità nazionali e un immediato coordinamento delle politiche sanitarie tra i vari Stati membri che ha garantito la disponibilità di numerosi dosi di vaccino a prezzi contenuti.

Un’azione dunque sicuramente positiva, affrontata forse per la prima volta con lo spirito della collaborazione, del coordinamento, e soprattutto della responsabilità, solidarietà e inclusione, spirito che non può essere abbandonato per tornare a vecchi schemi e paradigmi che hanno avuto come conseguenza ancora tangibile un forte calo di fiducia nel progetto europeo da parte dei cittadini europei soprattutto giovani. Altre sono le sfide che ci attendono difronte alle quali è indispensabile essere pronti e quindi uniti, sfide che presumibilmente non saranno solo sanitarie.

La situazione generale infatti rimane ancora fortemente instabile a causa del diffondersi della nuova variante omicron, con conseguenze sull’economia e sulla vita degli europei, ma anche per criticità solo come nel settore degli approvvigionamenti delle materie prime e dei prodotti essenziali alla ripresa, che l’Europa importa da paesi terzi, e non da ultimo il forte rincaro dei prezzi dell’energia.

Tale contesto potrebbe pertanto rallentare o nella peggiore delle ipotesi mettere a rischio il raggiungimento di quel nuovo modello economico e sociale auspicato, che si basa sulla transizione digitale e sulla transizione verde. Cambiare le strategie di impresa, fare investimenti produttivi per abbattere l’inquinamento, formare le persone costa e crea disequilibri tra Stati che partono da posizioni diverse o accentua quelli esistenti. E questo è ancor più evidente in una fase economica in cui le politiche di bilancio sono segnate da un debito pubblico eccessivo per la maggior parte degli Stati membri, da una non uniformità di politiche nazionali (es quella fiscale, quella del lavoro ecc) e una situazione mondiale …. in ebollizione.

I ministri finanziari ed i capi di stato e di governo hanno concordato sulla necessità in tale contesto di concludere entro il più breve tempo possibile due capisaldi della ripresa economica: il mercato unico dei capitali e unione economica e monetaria, per rendere il sistema finanziario europeo forte e resiliente ma soprattutto in grado di sostenere l’economia.

Ma quale è la causa che sino ad oggi ha rallentato queste decisioni che stanno prendendo molto tempo? Sicuramente le modalità di voto: l’unanimità invece che un sistema che si basi sulle decisioni prese a maggioranza dei votanti, un’arma per poter portare avanti atteggiamenti nazionalistici e parziali. In un’Europa – in equilibrio ancora precario con l’urgenza di risolvere e prendere decisioni immediate – con un’unica moneta ( per 19 SM) e governata da politiche ancora diverse (in particolare quella fiscale), una modalità operativa che fa dipendere alcune decisioni sostanziali per il rilancio economico ed il benessere dei suoi cittadini dall’unanimità dei votanti rende tutto molto più lento, incerto e fa nascere comprensibili perplessità sulla riuscita del recupero e della resilienza, in tempi che necessariamente sono caratterizzati invece dall’urgenza.

La principale lezione appresa durante la pandemia è stata infatti quella che non si può più perdere tempo ma bisogna continuare ad agire con determinazione e con lo stesso spirito di unione, solidarietà e inclusione che ha animato il periodo di emergenza dovuto al Covid, ben consapevoli che il malessere di uno Stato ha sicuramente effetti negativi su tutti gli altri. Quindi ora come all’inizio della pandemia è opportuno ripensare subito – senza attendere la riforma dei Trattati che rimane ed è a questo punto assolutamente necessaria – le modalità per intervenire immediatamente ed evitare di applicare procedure e parametri che sono palesemente non più adeguati.  Ci si riferisce alle procedure del Semestre, al patto di stabilità e alla governance europea che disciplina le politiche di bilancio e fiscali. E per procedere in questa direzione è essenziale che nel decidere all’unanimità si abbia la stessa determinazione e senso di unione e solidarietà che ha permesso la decisione di istituire il NGEU, sospendere il patto di stabilità e dare maggior respiro in questo modo alle politiche sociali nazionali.

Se all’inizio della pandemia, gli Stati non fossero stati pronti e disponibili a modificare queste regole, non avremmo mai potuto avere questa ripresa, ma oggi come lo scorso anno dobbiamo avere il coraggio e la forza di saper lavorare per il bene comune europeo e continuare a mettere al centro dell’attenzione il cittadino europeo.

Quindi, nell’attesa di una auspicabile modifica di Trattati, ormai non più rispondenti alle necessità di una realtà diversa da quella per la quale sono stati decisi, abbiamo dunque bisogno di decisioni immediate e prese in modo più flessibile, portate avanti con lo spirto che ha unito l’Unione difronte alla pandemia.  Ci auguriamo che anche l’importante esercizio democratico che la Conferenza sul futuro dell’Europa ha lanciato per disegnare il futuro dell’Europa che vogliamo sia di supporto e sostegno in questa direzione.

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