A DIO SILVIO BERLUSCONI

Articolo di Donato Bonanni, Presidente di Ripensiamo Roma, pubblicato il 16 giugno 2023 su “L’Opinione delle Libertà”.

Con Silvio Berlusconi se ne va uno dei migliori protagonisti della storia dell’Italia repubblicana. Un uomo che, piaccia o no, ha avuto la capacità straordinaria di innovare la televisione, la comunicazione, lo sport e la politica, cambiando i nostri stili di vita e il nostro modo di fare impresa. Il Cavaliere ha inventato il centrodestra in Italia e ha avuto il pregio di reinserire nella maggioranza di governo la destra postfascista di Alleanza nazionale e di istituzionalizzare le spinte secessioniste della vecchia Lega. Grazie anche a una legge elettorale maggioritaria, ha introdotto la democrazia dell’alternanza, in un Paese abituato da decenni di democrazia consociativa della Prima Repubblica. Ma Silvio Berlusconi non è riuscito a realizzare il suo sogno: la rivoluzione liberale. Riforme necessarie per realizzare un modello d’Italia con meno Stato e più mercato e per ridare slancio a un’economia impregnata di lacci e lacciuoli. È vero anche che Berlusconi ha dovuto fare i conti con la capacità di resistenza di lobby e poteri occulti della macchina statale e ha subìto un accanimento giudiziario da parte di correnti “politicizzate” e rosse della magistratura italiana.

In politica estera è stato un leader capace di svolgere un lavoro diplomatico fatto di alleanze strategiche e di rapporti personali. Con la Russia Silvio Berlusconi ha voluto mantenere, nel corso degli anni, un rapporto di collaborazione, nella convinzione che Mosca fosse un partner indispensabile per l’Italia, non solo per gli approvvigionamenti energetici e per l’importanza delle relazioni economiche, ma anche come interlocutore per la sicurezza in Europa. Un rapporto che ha spesso preoccupato Washington e gli alleati Nato più intransigenti, ma che non ha mai fatto venire meno l’asse con gli Stati UnitiIl leader di Forza Italia promosse il vertice di Pratica di Mare del 2002 per mettere fine alla Guerra fredda tra le due potenze mondiali e per definire un percorso di relazioni tra Occidente e Russia basato sulla reciproca fiducia.

Ma gli attacchi russi in Georgia, in Sirial’annessione della Crimea del 2014 e la recente invasione dell’Ucraina hanno fatto saltare le prove di alleanza strategica tra i due storici nemici sotterrando il progetto ambizioso di Pratica di Mare. Con gli Stati Uniti Silvio Berlusconi ebbe un lungo rapporto di amicizia. Non possiamo non dimenticare il suo discorso del 2006 di fronte ai rappresentanti Usa in sessione plenaria a Washington ricevendo ben tre standing ovation, a conferma del legame solido tra i due Paesi. Ma non solo. Egli fu un leader atlantista al punto che l’Italia, durante i suoi governi, fu in prima linea nelle missioni in Afghanistan e Iraq.

Il suo rapporto con l’Europa e con l’Ue è stato altalenante. Pensiamo ai litigi con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente francese Nicolas Sarkozy o alle accuse di euroscetticismo dovute alle posizioni di suoi ministri come Antonio Martino o Giulio Tremonti. Ma negli ultimi dieci anni la linea del Cavaliere è stata quella di aderire convintamente ai valori dell’Unione europea e di difendere la permanenza di Forza Italia nella famiglia del Partito popolare europeo. Prima di ammalarsi gravemente, Silvio Berlusconi stava lavorando a un obiettivo ambizioso, alla luce delle prossime elezioni politiche Ue: accantonare la formula “Ursula” che ha, tra le tante cose, spinto per politiche green che non stanno in piedi e inaugurare una nuova partnership tra il Ppe e il Partito dei conservatori e dei riformisti europei presieduto dalla premier italiana Giorgia Meloni.

In tutti questi anni il Cavaliere non ha voluto scegliere un delfino o meglio una persona che avesse il suo carisma, la sua leadership e le sue caratteristiche del “saper fare”. Berlusconi lascia un partito disorientato e disunito. Per il momento Forza Italia ha una sola strada da percorrere: la classe dirigente (dietro la regia della famiglia Berlusconi) dovrà essere unita fino alle prossime elezioni europee del 2024 in onore del suo leader. Dopodiché se i risultati elettorali dovessero essere all’altezza, a quel punto il partito potrà giocare una nuova partita cruciale: trasformare Forza Italia in un partito dell’inclusione e dell’innovazione sociale attraverso un percorso partecipativo e congressuale degno del suo nome.

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