Robert Schuman: la via politica alla beatificazione

Articolo di PIETRO GIUBILO pubblicato sul sito web di FONDAZIONE ITALIANA EUROPA POPOLARE il 21 giugno 2021.

il sogno di De Gasperi e Schuman contribuì a indicare l’irreversibilità del progetto, oggi ancora incompiuto, di unità politica dell’Europa

La notizia non è di quelle usuali. Nell’elenco dei nuovi “santi e beati” approvato e pubblicato da Papa Francesco il 19 maggio – accanto alle dieci suore polacche trucidate dall’armata Rossa tra il gennaio e il marzo del 1945 e a religiosi e religiose russi, italiani e spagnoli –  figura un nome di prestigio ma che appartiene alla politica: Robert Schuman, deputato del Movimento Repubblicano Popolare di ispirazione cristiano-democratica, ministro e Presidente del Consiglio francese.

Il suo nome è legato insieme ad Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, soprattutto alla rinascita e all’unità dell’Europa dopo il grande conflitto per cui può a buon titolo definirsi un “padre fondatore”. Nel riconoscere le sue “virtù eroiche” non sono estranee le testimonianze di una vocazione personale fortemente segnata dal messaggio cristiano a difesa della giustizia sociale, ma soprattutto una costruzione politica che, come ha ricordato il Pontefice nel Regina Coeli di oltre un anno fa, ha realizzato “il lungo periodo di stabilità e di pace di cui beneficiamo oggi”.

Probabilmente quando nell’ottobre scorso Francesco ha pubblicato l’Enciclica “Fratelli tutti” aveva in mente proprio la figura del grande politico europeo nel precisare, nel quinto capitolo, che l’azione  politica per essere feconda deve avere alla base “aspirazioni comunitarie”, un “progetto condiviso”, una “identità comune fatta di legami sociali  e culturali”, un orizzonte cui tendere che sia anche “sogno collettivo”, per concludere che “tutto ciò trova espressione nel sostantivo popolo e nell’aggettivo popolare”.

Nell’apprendere questa notizia che, del resto, appariva quasi scontata, non possiamo con la mente non andare ad un altro grande politico popolare che presenta le stesse analogie di impegno sociale e di generosa azione per la realizzazione dell’Europa: Alcide De Gasperi.

Nel gennaio del 2016 apparve la notizia che Papa Francesco aveva ricevuto la figlia Maria Romana che aveva consegnato al Sommo Pontefice alcuni documenti inerenti il processo canonico di beatificazione che era stato aperto per il padre nel corso del 1993 e al quale Benedetto XVI, sette anni prima, aveva dedicato parole non di circostanza: “domandiamo al Signore – disse – che il ricordo della sua esperienza di governo e delle sua testimonianza cristiana siano incoraggiamento e stimolo  per coloro che oggi reggono le sorti dell’Italia e degli altri popoli, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo”.

Può essere quindi che Schuman e De Gasperi possano avere in comune lo stesso destino canonico, dopo che il loro impegno politico, in perfetta identità di vedute e di azione, consentì di realizzare i primi decisivi passi per l’Europa.
Vale la pena di ricordare che, negli anni difficili del dopo guerra, fondamentale fu quella che viene chiamata la dichiarazione di Schuman del 9 maggio 1950 che proponeva di “porre l’insieme della produzione franco-tedesca del carbone e dell’acciaio, sotto una alta Autorità comune, in una organizzazione aperta alla partecipazione degli altri Paesi”. Non si trattava solo di un aspetto settoriale che chiudeva una specifica vertenza e una non secondaria causa economica dei due conflitti mondiali. Nel secondo paragrafo della dichiarazione era indicata la strada da seguire per la costruzione europea: “l’Europa non si farà d’un tratto, né con una costruzione d’insieme: essa si edificherà con realizzazioni concrete – creando innanzitutto una solidarietà di fatto. Mettere insieme le nazioni europee esige che il conflitto tra la Francia e la Germania sia cancellato: l’azione intrapresa dovrà riguardare al primo punto la Francia e la Germania”.

Lo statista trentino colse l’importante significato reale della dichiarazione e delle successive iniziative che si avviavano a realizzare la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio – primo serio tentativo   di avere nell’Europa moderna un’autorità sovranazionale – per compiere  un ulteriore passaggio politico: la creazione della Comunità Europea di Difesa, approfittando di una serie di condizioni internazionali che favorirono la prospettiva della realizzazione di istituzioni politiche comuni e di un esercito europeo. Come ha ricordato  Gaetano Quagliariello (“La Ced ultima spina di De Gasperi” –  Ventunesimo Secolo marzo 2004) alla fine del 1951 il Presidente del Consiglio italiano all’Assemblea di  Strasburgo “evidenziò l’obbligatoria correlazione tra esercito europeo e costituzione di un nucleo di potere politico comunitario” e, dopo il trattato della Ceca entrato in vigore a luglio del 1952, “successivamente, attraverso una iniziativa portata avanti dall’asse De Gasperi-Schuman, si cercò di stringere i tempi, affidando il compito di redigere la costituzione non già della futura Assemblea della Ced, ma a quella già esistente della Ceca”.

Sappiamo tutti come andò a finire: riemerse in Francia una sollecitazione nazionalista che vedeva collegati gollisti e sinistre ed il trattato della Ced non venne ratificato dall’Assemblea nazionale. E come non ricordare le parole dello statista trentino, malato e sofferente per quel che stava accadendo: “la Francia tenta di creare una situazione provvisoria, per trarsi ora dall’imbarazzo ed essere libera domani di mutar fronte: essa vuole ora salvare il sistema atlantico, ma con la riserva domani di poterlo abbandonare. Tutto il progetto è ispirato da diffidenza estrema verso quelle nazioni che sono chiamate oggi alla comune difesa; e qui sta la delusione più amara. Come sperare con questi sentimenti, né ora né mai, di fare l’Europa? E allora, torno a chiedere, che ci stiamo a fare noi?”

Il sogno di De Gasperi e Schuman contribuì comunque a indicare l’irreversibilità del progetto, oggi ancora incompiuto, di unità politica dell’Europa, e lo statista italiano apparve al collega francese, come ricorda Piero Craveri, “quasi con il ruolo di ‘un apostolo’”, come ebbe a definirlo in un articolo su Civitas, dopo la sua morte, nel dicembre del 1954.

Aspettiamo con serenità che questo asse umano e politico, di fede e di lungimiranza, si ricomponga e possa presentarsi alla venerazione di tutti i fedeli dell’Europa, per il loro grande merito di aver assicurato una pace senza precedenti e indicato e avviato la strada giusta alla quale restare coerenti.

FONTE: Sito web FONDAZIONE ITALIANA EUROPA POPOLARE: https://www.eupop.it/ 

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