RIFIUTI: L’INTEGRALISMO IDEOLOGICO DELLA SINISTRA

Articolo di Donato Bonanni, Presidente di Ripensiamo Roma, pubblicato il 11 aprile 2023 su “L’Opinione delle Libertà”.

Dopo l’incontro istituzionale con il presidente della Regione LazioFrancesco Rocca, il sindaco Roberto Gualtieri incassa anche l’approvazione del commissario Ue all’Ambiente, Virginijus Sinkevičius (recatosi nelle scorse settimane a Roma, per verificare lo stato di avanzamento della bonifica della discarica di Malagrotta) in merito al piano gestione rifiuti della Città eterna e alla realizzazione del termovalorizzatore a Santa Palomba. Una posizione, quella dell’Unione europea, che spazza via in un colpo solo tutte le panzane degli pseudo-ambientalisti, del Partito Democratico di Elly Schlein e del Movimento di Giuseppe Conte, i quali fanno passare l’idea che i termocombustori siano in contrasto con le politiche Ue di economia circolare.

La Commissione europea aveva già rimarcato in più occasioni (dietro una policy chiara presente nel Diritto europeo da diversi anni) i seguenti punti fondamentali:

1) la gerarchia europea per la gestione dei rifiuti posiziona il recupero energetico dopo la prevenzione e il riciclo e prima dello smaltimento finale in discarica. Significa che si deve riciclare ciò che è riciclabile, che si deve recuperare come energia ciò che non è riciclabile e in discarica ci devono andare solo materiali non riciclabili e non combustibili;

2) la recente Direttiva indica un obiettivo minimo di riciclo al 65 per cento dei rifiuti urbani e un limite massimo di conferimento in discarica al 10 per cento. Il restante 25 per cento dei rifiuti dovrà essere usato per il recupero energetico, ovvero gli scarti del riciclo e i rifiuti non riciclabili sono valorizzabili;

3) nessuna norma o indirizzo europeo vieta i termovalorizzatori o ne prevede la dismissione. La stessa Commissione ha solo ricordato che la capacità di incenerimento non può compromettere gli obiettivi di riciclo nel lungo periodo, ovvero non può superare il 35 per cento. Quindi, i Paesi dell’Europa del Nord in over-capacity dovranno progressivamente ridurre la loro capacità di termovalorizzazione (in alcuni supera il 50 per cento) mentre quelli del Sud e dell’Est dovranno aumentarla.

La contrarietà delle forze politiche di sinistra e dell’integralismo ecologico a queste tecnologie sostenibili e innovative non ha alcuna base razionale. Ed è solo uno slogan identitario ed ideologico. A parer loro, il danno ambientale sarebbe troppo elevato. Ma quanto inquina un termovalorizzatore costruito con le più moderne tecnologie a nostra disposizione? L’impatto ambientale di questi impianti è minimo, grazie a una gestione efficace e a una tecnologia di depurazione dei fumi di combustione all’avanguardia. Durante la fase di esercizio degli stessi, il monitoraggio ambientale è effettuato attraverso il sistema di controllo delle emissioni. Gli impianti hanno inoltre centraline di monitoraggio della qualità dell’aria gestite dagli Enti pubblici locali e inserite all’interno della rete di monitoraggio: in questi anni, tutti i rapporti annuali redatti dagli Enti di controllo hanno sempre dichiarato che la qualità dell’aria nei pressi di termovalorizzatori del centro-nord Italia non ha subito variazioni significative dalla loro entrata in funzione, a dimostrazione della loro piena sostenibilità.

I paladini della formula magica “rifiuti zero” sostengono anche che non ci sia una relazione stretta tra l’aumento di percentuale della raccolta differenziata e la presenza di termovalorizzatori. Falso. Nelle regioni del centro-nord Italia e in tutte le capitali europee queste tecnologie vanno a gonfie vele, grazie a buona parte dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti a Roma, garantendo vantaggi economici e sociali alle comunità interessate (energia elettrica, calore termico, occupazione green, attrazione turistica e tutela dell’ambiente e della sicurezza pubblica) e le relative percentuali di raccolta differenziata in quei territori sono elevate.

Non disporre di impianti di recupero energetico significa esporre un territorio, come quello romano, a un problema di insicurezza nella fase di smaltimento, con rischi enormi per i cittadini e le imprese. Senza dimenticare che la tassa sui rifiuti è la più alta d’Italia a causa del turismo dell’immondizia: migliaia di tir all’anno che partono dalla Capitale per trasportare e far smaltire tonnellate di rifiuti in ogni parte d’Italia e dell’Europa. Alla faccia della transizione ecologica (giusta) e dell’economia circolare.

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